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October 15, 2025 18 mins

Un deep dive nel concetto di paura e di come ha attraversato tutti i media: dal cinema all'arte arrivando, ovviamente, alla paura.



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(00:06):
Tra tutti, 12 ottobre è sicuramente il mese più dark
dell'anno, è in questo periodo che le vecchie leggende si
risvegliano e soprattutto che ilconfine così netto fra vita e
morte diventa sottile, quasi impalpabile.

(00:26):
Samain, così veniva chiamata secondo la tradizione celtica e
veniva festeggiato perché rappresentava il passaggio
dall'estate all'inverno. Stando sempre alla tradizione,
le anime dei defunti tornavano sulla terra proprio il giorno di
samain ed è per questo motivo che i celti avviarono la
tradizione di intagliare delle lanterne che servivano poi a

(00:47):
guidare il cammino dei defunti eallo stesso tempo scacciare gli
spiriti maligni. Tutto questo ai nostri giorni si
chiama in un'altro modo, anche se le leggende sono rimaste le
stesse. Sto parlando di Halloween.
Questa parola richiama film, musica, mostri.

(01:09):
E poi la paura. Ma perché ci piace così tanto
avere paura? Cosa smuove in noi questo
sentimento? Oggi faremo un viaggio nelle
tenebre e scopriremo il legame tra musica.

(01:40):
Hai paura io? Sono.
Martina bidrip. Ma cos'è la paura?

(02:08):
Secondo la scienza la paura è un'emozione primaria, ancestrale
e proviene da uno dei punti più profondi del nostro cervello,
ovvero l'amigdala. Questa porzione è grande quanto
una mandorla, eppure ha una funzione fondamentale, perché se
individua qualcosa che percepisce come una minaccia, si
accende e il nostro corpo reagisce di conseguenza, il

(02:32):
cuore inizia a battere più veloce, l'adrenalina viene
irradiata, il respiro si accorcia e i muscoli si tendono
pronti alla fuga. Infatti la scienza ha un nome
per questa reazione, ovvero fight or Flight, corri o
combatti. È un riflesso antico scritto nei
nostri geni, come se fosse una partitura che risale ai primi

(02:53):
esseri viventi e che tuttora condividiamo con tutto il Regno
animale. Ma sebbene sia sempre associata
ad un'esperienza negativa o traumatica, non dobbiamo
assolutamente demonizzare o evitare la paura.
Questo perché ci serve, è funzionale.
Senza questa emozione non ci sarebbe prudenza e non ci

(03:14):
starebbe attenzione. Perciò non ci sarebbe neanche
l'apprendimento. Se non avessimo paura
dell'altezza, cosa ci impedirebbe di fermarci di botto
di fronte ad un precipizio? O se un Leone non ci spaventasse
con la sua aggressività, cosa ciimpedirebbe di rimanere lì e
diventare la sua cena? Perciò quando impariamo a

(03:34):
gestire, la paura diventa esperienza e l'esperienza
diventa conoscenza. Quindi possiamo dire che se
siamo qui vivi come specie, lo dobbiamo anche alla paura.
Però qui parliamo di musica, cosa c'entra con la paura?
L'attivazione dell'AMIGDALA non è esclusiva della paura, anche i

(03:55):
suoni la innescano. Quando i suoni sono armoniosi,
possono accendere il circuito dopaminergico, quello del
piacere, tanto per capirci. Ed è forse per questo che fin
dall'antichità suono e musica sono stati usati per esprimere
una grande varietà di stati d'animo.
E per contrastarne altri, uno sututti, la paura.

(04:19):
Ad esempio gli sciamani utilizzavano la musica come
guida nei propri rituali, i giapponesi, invece, hanno la
tradizione del furin, ovvero piccoli campanelli dal suono
delicato che, se sospinti dal vento, si ritiene e scaccino gli
spiriti malvagi. È noto anche che fin
dall'antichità i guerrieri intonassero canti per infondersi

(04:43):
coraggio prima della battaglia, per non parlare poi degli
antichi greci, che consideravanouna musica così importante da
essere un pilastro fondamentale per l'educazione emotiva dei più
piccoli. Ma allora perché ci piace essere
così tanto spaventati? Cosa ci attira, ad esempio nel

(05:04):
guardare un film horror oppure sfidare le vertigini sulle
montagne russe? Istintivamente dovremmo evitare
questi pericoli, ma la verità è che la paura ci piace quando
sappiamo di poterla controllare.Tenerla al guinzaglio, ad
esempio. Una delle fobie più diffuse tra
grandi e piccini è quella del buio, però sapere che in ogni

(05:27):
momento possiamo accendere la luce ci fa sentire
automaticamente al sicuro. Ed è proprio in questa piccola
zona d'ombra del controllo che risiede la vera ragione per cui
adoriamo così tanto flirtare conla sensazione della paura.
La nostra Amigdala non conosce la differenza tra un pericolo
vero e uno finto, ed infatti è solo grazie all'intervento della

(05:49):
corteccia prefrontale la nostra parte razionale, quella che ci
dice ma dai, ma non aver paura di quello zombie è solo un film
che allora l'allarme si spegne, lasciandoci soltanto con
l'adrenalina. Una dinamica davvero
affascinante, ma che non è statastudiata solo dalla scienza,
anche dall'arte. Pittura, cinema, musica, la

(06:09):
storia è piena di opere che raccontano i lati più intimi del
nostro rapporto con la paura. Ad esempio c'è una sinfonia, la
sinfonia fantastic, siamo nel 1830, in piena corrente

(06:30):
romantica. Wagner List, Chopin e anche
Hector Berliot, fu infatti lui acomporre la fantastic, anche se
di romantico c'è ben poco. L'opera sembra +1 delirio
orchestrale o un sogno febbrile.È la storia di un'artista

(06:52):
ossessionato dall'amore. Tutto nasce durante un ballo,
arriva il colpo di fulmine, l'ossessione, l'idea fissa.
E poi, in un delirio lisergico, il protagonista sogna di aver
ucciso l'amata e di essere condannato a morte.
Vede il viso della donna un'ultima volta, la ghigliottina

(07:14):
cala e la testa cade. La mente del protagonista è
ormai in preda al delirio. La sua amata riappare, ma
stavolta non è una visione, Angelica è una strega che danza
sul suo cadavere. L'opera si conclude con
l'orchestra che si trasforma in un'orgia demoniaca.

(07:35):
Ed eccolo qui, il nostro primo incubo sonoro.
Ma non sarà l'ultimo. Qualche decennio dopo, nel 1909,
Arnold schönberg, musicista austriaco, compone Harvartung,
un monodramma in quattro scene econ un unico personaggio, una

(07:56):
donna. La giovane è in un bosco in
cerca dell'uomo che ama, ma più cammina, più perde il confine
tra realtà e immaginazione. Sente fruscii, intravede figure
bizzarre che fanno capolino tra gli alberi e ad un certo punto

(08:20):
vede un corpo a terra, è lui il suo amato morto.
La donna viene assalita dal panico e dall'angoscia e cede
alla follia e dopo l'urlo, il vuoto.

(08:44):
Dal secolo scorso la musica si èsposata con un'altra forma
d'arte, ovvero il cinema, infatti, suono e visual sono un
binomio in grado di evocare immaginari potentissimi e, in
questo caso, agghiaccianti. Sono rimaste nella storia le
coltellate di psyco ad opera delMaestro Alfred Hitchcock e
accompagnate dalla musica del compositore Bernard Hermann,

(09:07):
oppure l'inquietante arpeggio diSint in profondo rosso di Dario
argento e scritto da Claudio Simonetti, o anche il pianoforte
sospeso è carico di suspense dell'esorcista composto da Mike
Oldfield. E poi il tema del capolavoro di
Stanley Kubrick, Shining, un canto gregoriano reinterpretato
dalla mente visionaria di Wendy Carlos.

(09:29):
In che modo la musica rappresenterà la paura?
Beh, lì dipende un po' dai compositori.
Alcuni preferiscono tradurre letteralmente i movimenti sotto
forma di suono, come accade appunto in psyco, nella scena
della doccia, dove i violini stra, i denti rimarcano e
accompagnano ogni singola coltellata inferta alla vittima.
Altri prediligono giocare sui crescendo emotivi che

(09:52):
accompagnano le scene madri del film e altri ancora generano dei
veri e propri paesaggi sonori del terrore dei landscape, molto
più estetici, molto più delicati, ma non meno
terrificanti. Ma a proposito di cinema, qual è
il rapporto tra cinema e paura? Lo chiediamo a Mattia pozzoli,

(10:13):
che forse qualcuno di voi conosce come Matioski, Content
Creator e analista cinematografico.
Alfred Hitchcock diceva che non c'è terrore in uno sparo, solo
nella sua attesa. Ed è proprio in questa attesa

(10:37):
che nasce il rapporto più profondo tra cinema e paura, che
non si limita solo a quello che vediamo direttamente con i
nostri occhi, ma anche a tutto ciò che immaginiamo e che la
nostra mente interpreta risaliamo agli albori della
settima arte. Siamo a fine 800.
Dove i brevissimi cortometraggi che oggi riterremmo del terrore

(10:59):
hanno per Georges Méliès, forse il primo sperimentatore di
effetti visivi, la stessa funzione dei giochi di
prestigio, stupire il pubblico, fare nascere la domanda, ma come
diamine avrà fatto? Da allora, poi il terrore
assumerà una forma sempre più fluida, dai contorni più
variegati. È chiamata a raccontare periodi

(11:19):
storici tramite metafore e parallelismi.
Già negli anni 20 e 30 il terrore assume connotati
sociali, guarda caso nella Germania piegata dalla sconfitta
nella prima guerra mondiale. La corrente dell'espressionismo
tedesco che nasce lì propone lungometraggi tenebrosi
inquietanti come il gabinetto del dottor Caligari.

(11:42):
Non caligaris, come diceva Fantozzi.
Ed è esemplare il caso del nosferato di Murnau, il primo
film ad aver portato alla ribalta la figura del vampiro.
In questa forma primigenia portacon sé la peste, il contagio,
che viene associato all'insorgere dei primi
sentimenti nazionalsocialisti nella popolazione tedesca dopo

(12:06):
il trattato di Versailles. Negli Stati Uniti, intanto,
qualcuno annusa le potenzialità commerciali del fenomeno.
E dagli anni 20 agli anni 40 la Universal celebra la figura del
mostro con una lunga serie di film che attingono dalla
letteratura, Dracula, Frankenstein, l'uomo lupo.
Una lista sterminata ma tutta caratterizzata da personaggi

(12:30):
diventati iconici. Lo scopo di questi film, che
comunque avevano una natura smaccatamente pop, era comunque
anche quella di sondare la psicologia di queste creature
inquietanti, creando parallelismi con la crudeltà
dell'essere umano. Dopo la Seconda guerra mondiale
le strade dell'horror e della fantascienza viaggiano proprio

(12:53):
di pari passo. L'esplosione della bomba
atomica, infatti, sconvolge non solo il Giappone con il pensiero
che corre a godzilla, ma anche chi quella bomba l'ha lanciata.
Ed ecco allora una serie interminabile di esperimenti
finiti male, di scienziati come il dottor Cappa, che è un
antesignano della Mosca di Cronenberg.

(13:16):
La paura assume un significato prettamente politico.
Il comunismo viene tradotto nello spettro dell'invasione
degli ultracorpi di tutta una sfilza di alieni pittoreschi che
corrompono la popolazione americana tutta bella
perfettina. Una popolazione americana che a
George Romero non non è che sia proprio simpaticissima.

(13:36):
Negli anni 60, infatti, questo regista canonizza la figura
dello zombie così come la conosciamo adesso e mette in
guardia lo spettatore dall'omologazione.
Come dal consumismo, i morti viventi rappresentano infatti
una mente alveare che annulla lasingolarità dell'individuo.
Dagli anni 70 arrivano gli slasher, I serial killer che

(13:57):
massacrano i giovani innocenti. Tob hooper racconta che il suo
non aprite quella porta, violentissimo, disturbante,
nacque per esorcizzare le terribili immagini della guerra
del Vietnam. E poi non è un caso se Jason,
Michael, Freddy si dedicano spesso all'uccisione di teena.
I ger, dediti a sesso, alcol e droghe, sono dei bigotti che

(14:20):
vanno a reprimere la ribellione giovanile, un elemento che paura
la mette per davvero. Gli anni 90 vivono di
sperimentazione e decostruzioni alla Scream, influenze del
cinema orientale, ma il disastrodell'undici settembre fa
imboccare al genere una virata decisa verso i contenuti

(14:41):
efferati, Splatter, Gore e nasceil torture porno.
Lo scopo di questo sottogenere èquello di criticare la corsa al
giustizialismo, la saga di nascefondamentalmente per questo, con
la vendetta privata demonizzata,ma anche per esasperare la
pornografia del dolore che era già messa sempre più in mostra

(15:03):
dai media. Personalmente apprezzo il cinema
horror quando viene utilizzato come mezzo espressivo e creativo
per veicolare messaggi sociali, per riflettere su tendenze,
psicologia, movimenti culturali e arriviamo all'ultimo decennio
a questo proposito, dove si è fatta largo l'etichetta elevate

(15:25):
d'horror per indicare film che trattano importanti tematiche.
L'esempio forse più rappresentativo è quello di
Jordan Peele, perché i suoi filmriflettono sul razzismo e
sull'appropriazione culturale, ma anche su fenomeni più interni
all'industria, come lo sciopero delle maestranze che ha colpito
Hollywood in anni recenti. Prevedere la prossima ondata è

(15:46):
impossibile, ma fino a quando ilcinema esisterà come mezzo
espressivo, l'horror sarà semprelì.
Un compagno, un amico irrinunciabile, però di quelli
inquietanti che non presenteresti mai a tua madre.
Perché? Mentalmente non si lavano.
Musiche e cinema hanno descrittola paura in tante occasioni e
hanno creato una vera e propria estetica dell'orrore che ha

(16:09):
permeato la cultura POP. Basti pensare alle performance
ricche di sangue, mostri, riti di evocazione di Alice Cooper o
zio Osborn o anche Marilyn Manson, oppure alla teatralità
di band come i cure o i bauhaus,che non solo hanno definito un
nuovo concetto di suono, ma anche un certo modo di vestire e

(16:30):
truccarsi. Ma è l'underground ad avere una
grande percentuale di artisti che stanno portando avanti
questa sottocultura dell'horror.Una di queste è Jasmine Bean,
artista non binary diventata famosa grazie alla serie Extreme
beauty di Vogue e che combina dei colori pastellosi a make up
burtoniani. Oppure il francese Dae e la

(16:51):
nipponica dahoco, che invece giocano principalmente con
l'anime horror. Insomma, ormai la paura è POP.
Comunque cadono le foglie, il freddo comincia a farsi sentire,
il sole tramonta sempre più presto, si avvicina a quel

(17:13):
momento dell'anno dove i morti risorgono, i vampiri sono
assetati e le zucche trovano dimora nelle nostre case come
tanti piccoli spiriti arancioni.Halloween sta arrivando con la
sua estetica, i suoi suoni e la sua musica che forse non
servono. Altro che a rispondere a un
bisogno molto antico, quello di esorcizzare le nostre paure più

(17:35):
profonde. Avete appena ascoltato irgasm,
il podcast che ama la musica. Prima di salutarvi, ringraziamo
tantissimo matioski per il suo contributo e vi ricordiamo di

(17:58):
seguirci su un nostro profilo Instagram irgasma Basso podcast
dove ogni settimana pubblichiamotantissimi contenuti tra news,
editoriali e playlist. A tal proposito, nella
descrizione dell'episodio troverete una playlist
contenente alcuni dei nostri pezzi preferiti a tema
Halloween. Speriamo che vi faccia

(18:19):
innamorare. Il gas ma torna ogni 15 del mese
con un nuovo episodio e una nuova storia dal mondo della
musica. Noi vi diamo appuntamento al 15
novembre con il prossimo episodio, ma fino ad allora,
come sempre, buona musica.
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