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June 24, 2025 8 mins

La musica ci ricorda ora più che mai che fare attivismo è doveroso, poiché gli artisti possono portare con sé messaggi ben oltre il mero intrattenimento.

E i Massive Attack a Milano, come i Kneecap al Coachella, ce l'hanno dimostrato.

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Transcript

Episode Transcript

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(00:00):
Qualche giorno fa c'è stato il concerto dei massive Attack a
Milano, un live crudo, destabilizzante e altamente
politico. E non sono i soli a farlo.
Altri artisti stanno utilizzandoi propri palcoscenici per
veicolare un messaggio di protesta contro la situazione
politica attuale. La protesta è sintomo di una

(00:20):
democrazia sana, che accoglie ildissenso e lo USA a fin di bene.
Ne abbiamo parlato durante la puntata dedicata al 25 Aprile.
Ma oggi entreremo nel cuore dell'argomento e parleremo di
quegli artisti che hanno deciso di votare la propria esibizione
ad una causa politica. Benvenuti in ergasm, il podcast

(00:40):
di chiama La musica, ma soprattutto per chi vuole
conoscerla, io sono Martina vidrip, divulgatrice musicale.
E io sono Giorgio Bau, produttore e sound designer.

(01:03):
E oggi vi portiamo sui palchi incui si fa politica.
Viviamo in una situazione davvero molto problematica.
Non nascondiamoci dietro a un dito, gli Stati Uniti hanno

(01:25):
appena scagliato un attacco contro l'Iran, salvo poi
dichiarare la tregua. C'è il genocidio nella Striscia
di Gaza, la rovina sempre più imminente dell'equilibrio
climatico e l'instabilità economica.
L'elenco è vergognosamente lungoe il mondo dell'arte lo sa molto
bene. Davanti agli occhi dei migliori
pittori, scultori e compositori,negli ultimi anni sono passati

(01:49):
una moltitudine di eventi storici che hanno deciso di
raccontare tramite le proprie opere.
Alcuni sono riusciti ad innescare veri momenti di
rivolta, come ad esempio quando è nata la Black Music o l'hip
hop, altri invece si limitano a portare avanti una causa.

(02:20):
Milano, 18 giugno i massive Attack si stanno esibendo in una
delle serate del un'altro Festival.
La location è piena, sono tutti pronti per vedere i maestri del
trip up? Nel caso non li conosciate bene,
sappiate che oltre ad essere deimusicisti fenomenali, maestri
nel creare atmosfere complesse sono anche dei raffinati
comunicatori. Molto, molto attenti alla

(02:43):
politica. Il live di qualche giorno fa è
stato duro, doloroso e sì, moltopolitico.
Un'esperienza multisensoriale carica di immagini terribili che
appaiate alla loro musica etereaed elegante, ha creato un
contrasto davvero forte, le silhouette dei musicisti si
muovono in continuazione di fronte a ciò che viene trasmesso

(03:05):
negli schermi dietro di loro. Il genocidio di Gaza, la guerra
in Congo, frammenti di propaganda e volti dei politici
protagonisti dei conflitti attuali.
Ad acuire il senso di disagio c'è anche il contrasto con scene
più frivole che inframmezzano questo orrore, gli eventi
esclusivi delle celebrities, I First World Problems, materiale

(03:26):
che noi guardiamo e assimiliamo quotidianamente.
Un placebo che distoglie l'attenzione da ciò che conta
veramente è un pugno nello stomaco.
Perché nessuno degli artisti in quel momento sta urlando o
alzando bandiere, braccio o slogan si limitano semplicemente
a suonare. Il pubblico guarda e ascolta in
silenzio e gli orrori che pensiamo essere lontani anni

(03:49):
luce da noi ora li abbiamo proprio di fronte e non possiamo
distogliere lo sguardo. Ed è proprio questo il punto, i
massive Attack fanno un passo indietro e diventano un mezzo,
non i protagonisti. Smettono di essere performer e
fanno salire sul palco l'urgenzadi curare le ferite sociali,
politiche e ambientali che per decenni ci siamo inferti senza

(04:13):
battere ciglio. Vengono da Belfast, mischiano
rap, ironia e attivismo. Si chiamano Nica.
Se i massive Attack portano un messaggio potente in silenzio, i
nike up alzano la voce e gridanoa pieni polmoni i propri ideali.

(04:35):
Siamo al coa cella, il Festival più importante della scena
musicale moderna, e la band ha appena incendiato il palco
proiettando frasi come Israel isscommetting genocide oppure free
palastein? Una rappresaglia che sarebbe
costata l'interruzione dello streaming sul Canale Youtube del
Coachella, in una sorta di tentativo di censura.

(04:56):
Mossa inutile, naturalmente, perché il messaggio è arrivato
forte e chiaro. E così anche la risposta della
BAND. In una mail a Rolling Stone, la
band dichiara di aver parlato del tema poiché.
In ogni singolo concerto, dalla formazione della band molto
prima dell'ottobre 2023. Dato che l'oppressione e la

(05:16):
brutale occupazione della Palestina sono in corso da 77
anni, crediamo di avere l'obbligo di usare la nostra
piattaforma quando possiamo per sollevare la questione della
Palestina. Ed era importante per noi
parlare al coachella, dato che gli Stati Uniti sono il
principale finanziatore e fornitore di armi a Israele, che
commette un genocidio a gasa e che se volesse potrebbe fermare

(05:39):
anche. È importante che i giovani
americani lo sentano e lo sappiano.
La forza della loro protesta la vediamo chiaramente quando
mohara, uno dei membri dei nicap, viene accusato di
terrorismo per aver esposto una bandiera.
Fuori dal tribunale di Londra centinaia di persone si radunano
a sostegno dell'artista. Bandiere irlandesi sventolano

(06:02):
insieme a quelle palestinesi, cori che rimbombano tra le vie
della città. Free Mohara, free palastein.
La musica ancora una volta diventa megafono di qualcosa che
non puoi fermare, potremmo definire i palchi come una sorta

(06:23):
di linea di demarcazione dove dauna parte c'è chi sceglie di
esporsi, protestare e dall'altrachi rimane in silenzio e magari
censura. Sono confini buoni, fatti per
essere spostati, attraversati e rotti.
E quando un'artista sale su un palco sa perfettamente che ogni
gesto, ogni parola e ogni silenzio può diventare un atto

(06:45):
politico. E molti hanno già deciso di non
rimanere neutrali e utilizzare la propria visibilità per
raccontare l'altra parte della storia, quella che spesso non fa
notizia. E allora la domanda non dovrebbe
essere più può la musica cambiare il mondo?
Forse dovrebbe diventare, abbiamo ancora il coraggio di

(07:07):
ascoltare chi prova a farlo. Sia ben chiaro, questa cosa non
vale soltanto per gli artisti. Conoscere la storia, opporsi al
male e ribellarsi ad esso non è un obbligo, bensì un diritto.
Il diritto di essere liberi di vivere in un pianeta sano, ricco
di vita, idee, progresso e cultura.

(07:28):
E se la protesta è sintomo di unsistema politico sano, allora
lunga vita agli artisti che cantano il loro dissenso e noi
con loro. Anche questa puntata finisce
qui, ma la musica continua, quindi rimanete ancora con noi.

(07:49):
Prima di salutarvi, vi ricordiamo che se volete dirci
la vostra, suggerire un tema o semplicemente entrare nella
Community di Ergasma. Troverete tutti i link in
descrizione, i nostri social, mie di Giorgio, il gruppo Telegram
e le email del Podcast. Se l'episodio ti è piaciuto,
condividilo con qualcuno che amala musica e soprattutto
commentalo e segui ergasma su Spotify per non perderti nessuna

(08:13):
uscita. Noi vi diamo appuntamento lunedì
prossimo alle 18 con un nuovo episodio.
Ma fino ad allora, come sempre, buona musica.
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